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Pizzorne

PDF Invia per E-mail Stampa Scritto da redazione Villa Basilica   
Sabato 12 Marzo 2011 12:09

La frazione di   Pizzorne

 


 

 

Anticamente l'altopiano delle Pizzorne era una via di transito molto frequentata. Lo attraversavano tutti coloro che, a piedi o a cavallo, avevano necessità di raggiungere la VaI di Lima, la Garfagnana e l'Emilia, partendo dalla Valdinievole e dalla Lucchesia. Lungo il Serchio, infatti, c'era una sola strada e per percorrere il tratto compreso fra Ponte a Moriano e Diecimo, fino alI 727 era necessario pagare una gabella alla Curia Vescovile, alla quale quel territorio apparteneva per un lascito fattole dalla contessa Matilde, morta nel lontano 1115. La strada, lungo il fiume, la percorrevano pertanto quelli che si spostavano col carro o in carrozza. Gli altri seguendo modesti sentieri, preferivano valicare le Pizzorne e se la notte sopraggiungeva quando erano giunti sull'altopiano, trovavano due luoghi dove riposare. I viandanti provvisti di denaro potevano trovare alloggio in un'anti- ca locanda, che apparteneva alla famiglia Guinigi, e veniva gestita da famiglie solitamente originarie di Pariana. Era situata in fondo al prato detto di «Centocoia» e disponeva di una trattoria e di sette camere  Quelli più poveri potevano fare tappa poco più lontano: nell'Hospitale, adiacente alla chiesa di San Bartolomeo, trovavano

Un tempo, dai paesi del comune di Villa Basilica si recavano sull'altopiano soltanto i pastori, i taglialegna, i carbonari, gli addetti alle conserve della neve e i cacciatori. Per le feste tradizionali, legate a solennità religiose, salivano in Pizzorna i fedeli dei vari paesi del comune di Villa Basilica. Al mattino assistevano alle Messe celebrate a S. Bartolomeo, al Crocifisso, alla Madonna del Monte, poi mangiavano al fresco delle piante ed organizzavano feste campestri, con canti e balli accompagnati da qualche strumento.

Oggi è possibile salire sull'altopiano da varie strade, ed ogni giorno d'estate o d'inverno, è adatto per trascorrervi una giornata serena e accogliente.

Non è possibile descrivere con poche parole le caratteristiche e le bellezze eccezionali dell'altopiano; ci limiteremo soltanto a ricordare che l'ampiezza dei suoi prati, la varietà della vegetazione, il clima salutare ed i panorami stupendi che esso offre, hanno determinato un interesse, chi in breve tempo, ha trasformato una zona quasi abbandonata, in un centro che, specialmente nel periodo estivo, è diventato un luogo di incontro per migliaia di turisti provenienti anche dalle province vicine.

Dai colli che sovrastano il prato delle Pizzorne adiacente alla chiesa del Crocifisso, nel luogo che molto propriamente è denominato Le vedute, era uno spettacolo suggestivo e indimenticabile assistere al contemporaneo convergere sul grande prato, delle lunghe teorie dei gitanti. Provenivano dalle diverse strade addossate all'altopiano: erano uomini, donne e ragazzi, con vestiti dai colori variopinti, divisi in comitive che si snodavano in lunghe file accompagnate quasi sempre da un miccetto, e tendevano tutti alla stessa mèta. Questa coralità, questa partecipazione così sentita e per moltissimi desiderata addirittura per un intero anno, era di per se sufficiente a creare quel clima festoso che si trasmetteva poi nell'animo di tutti e rimaneva tale per tutto il giorno senza bisogno di apparati pubblicitari costosi e artificiosi .

 

L'Eremo e la chiesina del Crocifisso


La prima tappa avveniva presso la chiesa del Crocifisso, la seconda in quella di San Bartolomeo. La maggioranza dei gitanti, però, dedicava quel giorno allo svago e al riposo.

All'ora del desinare, si suddividevano in gruppi e, di regola, le comitive salite da ognuno dei tanti paesi che circondano l'altopiano, si appartavano in un rituale luogo di ritrovo. Erano luoghi ombrosi ad alcuni dei quali è rimasto il nome caratteristico. Molto vicina a quella che fu la casa Foschi, al di là del ruscello che dà origine al torrente Pizzorna, c'è una simpatica elevazione, assai fresca ed ombrosa, che è chiamata ancora il Colletto dej , Valgiani I Villesi, invece, trascorrevano la festa del 24 agosto sotto gli abeti a sud-est della chiesa del Crocifisso e all'Uccelliera; poi, durante il viaggio di ritorno, consumavano insieme la cena sul prato di Lama dj Rimogno, al quale è rimasto il nome di Prato dei Villesi.

Il mangiare, che era stato saggiamente preparato dalle donne di casa prima della partenza, in quel giorno particolare veniva accompagnato da libagioni assai abbondanti di vino. Tra i gitanti provenienti da Camigliano si era costituita persino la Compagnia degli «Amici di Noè». Essi erano provvisti di un loro gonfalone, per copricapo usavano la veste di paglia dei fiaschi di vino, ed avevano anche un loro inno il cui testo è riportato integralmente nel libro sulle Pizzorne .

La maggioranza dei gitanti, specialmente quelli provenienti da Lucca e dalla sua piana, hanno sempre creduto che la Pizzorna si limitasse al grande prato prospicente la chiesina del Crocifisso. Erroneamente, limitavano pertanto il loro interesse all'area circostante la chiesa ed alle elevazioni che dominano panoramicamente la piana di Lucca e la Valdinievole.

La chiesina del Crocifisso è posta al centro di questo comprensorio e rappresenta un riferimento importante nella storia di questa parte dell'altopiano negli ultimi tre secoli. La chiesina, infatti, venne eretta nel 1662 nel luogo dove era stata rinvenuta casualmente una miracolosa immagine del SS. Crocifisso, con le offerte che numerosi fedeli avevano affidato alla parrocchia di Pariana e con prestazioni d'opera volontarie.

Nel 1675 ebbe luogo la prima visita pastorale, seguita nel tempo da altre. La lettura delle disposizioni emanate dal sacro Visitatore, offre oggi la possibilità di conoscere tutte le vicende relative all'accrescimento della fabbrica, quelle che riguardano il decoro all'interno della chiesa, il ruolo che, nel tempo, ebbero i sacerdoti ad essa preposti e gli eremiti e romiti che ebbero l'incarico di mantenere la chiesa e di assistere i viandanti in difficoltà.

L'eremita, che abitava nella casa addossata alla chiesa, faceva ogni anno il giro delle case dei paesi più vicini e raccoglieva solitamente offerte in natura che servivano per la sua sopravvivenza e per sfamare i pellegrini bisognosi. Gli era vietato ospitare donne nel Romitorio ed era obbligato a tenere una vita edificante. La campanella che, dopo la guerra, è stata ricollocata nel campaniletto a vela che sovrasta la chiesina, a filo della facciata arricchita da un portico coperto, veniva suonata a distesa all'ora del tramonto e serviva per orientare quei vi andanti che si erano sperduti per la nebbia, per l'oscurità della notte o per i temporali.

Nel lontano 1875, forse per rinverdire la fede dei pastori e degli abitanti dei paesi vicini, l'eremita Lorenzo Passèri fece stampare e diffuse un foglio nel quale è raffigurata l'immagine del Crocifisso, seguita da una leggenda. In essa si narra che il1 ° di agosto di quell'anno, molti devoti, accorsi per venerare il simulacro del 88. Crocifisso nell'oratorio di Pizzorna (Pariana), verso le 3 pomeridiane trovarono rifugio nella chiesetta in numero di cinquecento. Improvvisamente tre fulmini si abbatterono sul sacro edificio e ne attraversarono le mura da parte a parte, lasciando i fedeli completamente illesi. Con lo stesso comunicato il Custode stabiliva che, a memoria perenne di quella grazia collettiva, ogni anno, nel primo giorno di agosto, nella chiesa del Crocifisso sarebbe stata celebrata una Messa di ringraziamento (116).

 

 

Le conserve della neve


Una delle domande rituali avanzate dai turisti che vengono per la prima volta in Pizzorna è rappresentata dal significato dell'intitolazione di una strada del nuovo centro residenziale col nome Via delle Conserve. È doveroso ricordare, a questo proposito, che, come testimoniano i contratti d'affitto dell'antica Osteria, sulle Pizzorne erano stati costruiti dei depositi per conservarvi a lungo la neve. Erano chiamati comunemente Conserve e consistevano in grandi buche a pianta circolare nelle quali appositi incaricati gettavano e pressavano la neve caduta, poichè, prima dell'ultimo rimboschimento, tali depositi erano troppo esposti ai raggi del sole, gli incaricati della loro manutenzione avevano costruito delle tettoie rotonde che proteggevano la neve anche dalla pioggia.

 

Sulle Pizzorne, nella zona del Crocifisso, fra il Campo di Centocoia e il Campo dei Franchi erano circa una decina. È opportuno che le buche ancora esistenti vengano recintate e protette, altrimenti possono diventa- re luogo di scarico e cancellare una vicenda che a suo tempo ebbe una notevole incidenza economica. La neve ghiacciata veniva utilizzata infatti per gli ammalati dei paesi vicini e, per i ricchi signori di un tempo, rappresentava un mezzo prezioso per confezionare i sorbetti, molto graditi nella stagione calda.

 

Le Conserve della neve, che erano ubicate anche in altre zone del massiccio delle Pizzorne, dettero vita anche ad un commercio che fu regolato con apposita legislazione. Il 29 gennaio 1820, quando regnava la duchessa Maria Luisa di Borbone, fu emesso un decreto che prevedeva le sanzioni per i trasgressori, a garanzia dei Proventi Comunitativi. Nel luglio de11834, al tempo di Carlo Lodovico, il commercio della neve e del ghiaccio furono inclusi nella Privativa della neve (117).

 

San Bartolomeo centro viario delle Pizzorne

 

In precedenza abbiamo fatto cenno all'antichissima chiesa e all'Ospedale di San Bartolomeo. Il sacro edificio è facilmente raggiungibile dalla chiesetta del crocifisso, alla quale è collegato da due chilometri di buona strada quasi completamente pianeggiante. Da molti anni, ormai, l'edificio dell 'Ospedale è caduto e gran parte delle sue pietre sono state utilizzate dai pastori per costruire le loro capanne. Era costruito a circa dieci metri dalla chiesa e disponeva di due camere con diversi letti per i viandanti bisognosi.

San Bartolomeo deve essere considerato il centro delle antiche strade delle Pizzorne. Parlando delle vie romane e medievali che attraversavano il territorio lucchese, Cesare Sardi (118), a proposito di San Bartolomeo, si esprime così: «Sui monti di Lucca, presso la cima del monte Gromigno, la stazione più elevata era San Bartolomeo di Pizzorna, punto quasi centrale per il convegno delle linee viatorie. A chi di queste volesse compilare un prospetto topografico, l'ospizio della Pizzorna apparirebbe, rispetto alla viabilità, in una figura non dissimile a quella assegnata al Bargiglio rispetto alla trasmissione dei segnali in una carta dell' Ufficio della Buona Guardia, dove son delineati tutti i fuochi ed i traguardi che da ogni parte convergono a quel punto centrale» (119).

Nella pubblicazione più volte citata relativa alle Pizzorne e ai paesi che le circondano, è riportato il sistema di strade che, provenienti dalla VaI di Lima, dalla VaI di Serchio, dalla Piana di Lucca e dai centri delle due Pescie, raggiungevano l'Ospedale di San Bartolomeo. Vi sono elencati

L'antica chiesa di San Bartolomeo, nei cui pressi c'era l'edificio dell'Ospitale, andato in rovina.

anche i numerosi ospedaletti che, disseminati nell'ampio territorio monta- no circostante, rappresentavano i luoghi obbligati di tappa per i viandan- ti (120).

Alla chiesa, ma specialmente all'Ospedale di San Bartolomeo, veniva attribuita un'importanza rilevante. Ne11589, infatti, il pontefice Sisto V emanò una Bolla con la quale invitò gli Operari a mantenere la dovuta e consueta ospitalità nell'Ospedale di San Bartolomeo e ad assicurare alla chiesa attigua i necessari paramenti e ornamenti. Auspicò inoltre che un prete risiedesse in quel luogo nei giorni festivi ed in quelli feriali con l'obbligo di celebrare quotidianamente una Messa. Chiese anche che l'Ospedale e la chiesa fossero fra loro uniti. Il maggior numero di entrate periI mantenimento della chiesa e dell'Ospedale sarebbe dovuto pervenire dalla rendita di 32 coltre e due quartieri di terra che nel 1702 risultavano affidati alle cure di alcune famiglie di Pariana (121).

 

Falciprato e la serrata dei cavalli della regia razza

 

Uno dei luoghi più belli dell'altopiano è certamente l'ampia distesa verde chiamata Falciprato.

È posto a circa un chilometro dalla chiesa di San Bartolomeo e l'erba vi cresce rigogliosa anche perchè vi si trovano sorgenti perenni che alimentano il torrente Bugliesima ed altri affluenti della Lima e della Pescia Minore. Fino a questo dopoguerra è stato molto frequentato dai pastori che abitavano numerosi in alcune capanne murate (122) ma, nel secolo scorso, fu particolarmente famoso perchè ospitò un importante allevamento di cavalli. La tenuta dei cavalli, chiamata anche Serrata, è delimitata da un robusto poggio alto più di un metro e mezzo. Prende inizio a circa duecento metri a nord della chiesa della Madonna del Monte o Marginane, volge in direzione di Bagni di Lucca, successivamente verso Pariana, dove ancora sopravvive il toponimo Chiusa di Bustane, e giunge sino alla zona di San Bartolomeo. Dall'altro lato passa da Faguglia, comprende Falciprato e si ricongiunge a San Bartolomeo. La lunghezza del poggio era di circa sei, sette chilometri. Sopravvissuti sono gli antichi abbeveratoi posti presso le sorgenti della Pescia Minore che, in quel primo tratto, gli abitanti di Benabbio, di Boveglio e di Pariana chiamano Bovegliana (123).

L'antica Serrata dei cavalli era stata istituita nel 1821 per ordine di Maria Luisa di Borbone Duchessa di Lucca, a firma del Ministro Segreta- rio di Stato per gli Affari Esteri ed Interni Marchese Ascanio Mansi. Era tutelata da un'apposita legislazione pubblicata sul Bollettino delle Leggi del Ducato di Lucca e serviva per il pascolo e l'allevamento della R. Razza favorita dei cavalli destinati alla Cavalleria lucchese (124).


La Chiesa del Monte o Marginone

 

Questa chiesa, chiamata anche Madonna del Monte, Madonna di Boveglio, la Margine, il Romitorio, è posta a circa tre chilometri da Boveglio nell 'area in cui, anticamente, si trovava un piccolo oratorio fatto a forma di croce e dedicato alla Madonna della neve che si festeggia il 5 di agosto.

Nella cronistoria degli avvenimenti più rilevanti del paese di Boveglio, nel lontano 1880, il parroco Luigi Fontana raccolse alcune notizie che interessano ancora oggi gli abitanti del territorio e tutti coloro che sono desiderosi di apprendere. Relativamente alla chiesa vi narrò la storia di un bambino paralitico che, tornato miracolosamente sano, donò alla chiesa del Monte la calzetta di ferro che gli era necessaria per camminare. Riportò poi la vicenda di un uomo di Boveglio che era stato fatto prigioniero dai Turchi. Nel 1656 era riuscito a fuggire e, come segno di riconoscenza alla Madonna da lui implorata, donò alla chiesetta le catene con le quali era vissuto nel periodo della schiavitù.

La cronistoria racconta inoltre che alle 9,55 del 22 luglio de11883, in l. d. Lunetta, in prossimità della Chiesa del Monte, atterrò avventurosamente «un pallone volante guidato da tre individui partiti da Marsiglia alle 20,20 del giorno precedente e transitati sopra Bastia alle 6 del mattino».

Alcuni Boveglini usano indicare la Chiesa del Monte col nome di Romitorio. Nel 1730, infatti, all'edificio preesistente fu aggiunta una stanza per ospitare i pellegrini. Con questo nome vollero ricollegarsi al compito di ospitalità e di assistenza proprio degli eremiti.

In prossimità della Chiesa del Monte, nella fretta di ritirar8i, le truppe tedesche, alla fine del settembre 1944, abbandonarono, ancora intatto, un imponente deposito sotterraneo di munizioni e di esplosivo. Dopo la liberazione del territorio, 1 'ingente deposito fu fatto saltare dagli artificieri italiani, che provvidero anche a distruggere o a neutralizzare le mine antiuomo disseminate in gran numero su tutto l'altopiano. I pastori del luogo narrarono che quel giorno la Pizzorna sussultò come scossa da un forte terremoto (125).

 

 

La comunità delle Pizzorne

 

Grazie alle piantagioni ed alle strade realizzate dalla «Forestale» e dall'amministrazione pubblica, per l'iniziativa di alcuni precursori, nel dopoguerra sono state edificate alcune palazzine. Altre ancora ne sono sorte in breve tempo ed in numero tale che, ne11968, con reg.olare atto notarile, si è costituita la «Comunità dei proprietari di fabbricati e di terreni edificabili dell' Altopiano». Per l'interessamento del Comune di Villa Basilica e della Comunità Montana è stata realizzata una rete viaria provvista di segnaletica, e sono state attuate tutte quelle opere e quei servizi che si rendevano necessari per le esigenze di un villaggio, composto da oltre cento villette e da vari luoghi di ristoro.

Anche la Comunità dei Proprietari, in collaborazione con l' Amministrazione Comunale di Villa Basilica, ha realizzato un parco giochi per i più piccini e promuove alcune feste tese a rendere più gradito il soggiorno ai villeggianti. Una pista di diversi chilometri, già collaudata quando l'innevamento è abbondante, ha richiamato sull'altopiano molte scolaresche da tutta la provincia di Lucca.

Dal giorno della sua nascita, la Comunìtà ha sempre eletto democraticamente i suoi dirigenti, i quali hanno profuso tempo ed energie per rendere l'ambiente sempre più confortevole e accogliente. Insieme ai loro validi collaboratori, alla presidenza della Comunità si sono succeduti: il dr. Fortunato Loria (1968-1975), il cav. Girolamo Lazzari (1975-1984), il rag. Mirio Martini (1984-1988), il sig. Elio Pucci (1988-1990). Nel 1990 è stato rieletto alla presidenza effettiva ìl cav. Girolamo Lazzari che è anche il Presidente Onorario della Comunità.

Il «Club delle Pizzorne»

Per iniziativa di un gruppo di associati della Comunità delle Pizzorne è stato costituito il «Club delle Pizzorne» che è una cooperativa presieduta dall'architetto Giorgio Citti. Il Club ha acquistato un fabbricato con annesso terreno sull'altopiano in Via del Romitorio; svolgerà la sua attività indipendentemente dalla comunità delle Pizzorne e con un proprio Consiglio di amministrazione.

Si è prefisso la valorizzazione ambientale, turistica, storica dell'alto- piano, con la realizzazione e gestione di impianti e strutture ricreative, sportive, turistiche. A questo programma è stato proposto di aggiungere la promozione di attività artistiche, archeologiche e di ricerca e documentazione del passato. Il «Club delle Pizzorne» ha realizzato e sta realizzando per i giovani la costruzione di una pista di pattinaggio, di un campo di pallacanestro, di uno per la pallavolo, di un campo da tennis. Sono previsti inoltre un impianto di minigolf, una piscina con relativo solarium, un campo di calcetto, campi di bocce per grandi e piccini. Naturalmente ogni impianto sarà dotato di spogliatoi, docce e servizi igienici. Nel locale del fabbricato è prevista la creazione di un'osteria, in ricordo dell'antica «Osteria di Pizzorna» costruita vari secoli fa dalla famiglia Guinigi. Trasformata in casa di villeggiatura nel secolo scorso dalla famiglia Poschi-Meuron, rimase praticamente distrutta nel settembre 1944 a causa dello spostamento d'aria provocato dall'esplosione di un deposito di munizioni dell'esercito tedesco in rapida ritirata.

I due organismi promuovono incontri culturali in collaborazione con l'Istituto Storico Lucchese e col Gruppo Astrofili, concerti di musica, spettacoli dell'UNICEF e gare gastronomiche.

Anche nel periodo invernale le Pizzorne rappresentano un valido luogo di soggiorno e di svago. Quando l'innevamento consente l'attività sportiva, gli impianti già predisposti per gli appassionati dello sci su di un percorso di vari chilometri, vengono gestiti dal Club sciistico lucchese «La Focolaccia».

Il «Campo Giochi» del Comune

Da dodici anni l' Amministrazione Comunale di Villa Basilica promuove in Pizzorna il «Campo Giochi», riservato ai ragazzi del comune fra i sei ed i quattordici anni. Si è trattato e si tratta di un'iniziativa molto importante: infatti, per la durata di un mese, i ragazzi, seguiti da esperti educatori, imparano a vivere insieme ed a familiarizzare, superando quelle rivalità paesane che, nel comune di Villa Basilica, non hanno neppure la scusante di antiche contrapposizioni storiche. Come abbiamo cercato di dimostrare in questo succinto quadro storico delle principali vicende della gloriosa Comunità e della Vicaria di Villa Basilica, gli abitanti dei suoi paesi hanno vissuto, lottato e sofferto insieme, per secoli e secoli, formando un unico esercito di cittadini soldati che avevano in comune lo scopo di difendere, insieme alle loro case, ai loro raccolti e alle loro aziende, il confine orientale dello Stato lucchese.

L 'iniziativa, ormai consolidata, gioverà a rinverdire nelle nuove gene- razioni, le antiche virtù civiche degli abitanti del comune di Villa Basilica cominciando, per così dire, da casa, per aprirsi agli imminenti orizzonti di concordia europea verso i quali siamo decisamente avviati. Da un territorio che nei secoli, fino ai nostri giorni, ha conosciuto la contrapposizione di eserciti in armi, si muove verso il futuro una validissima iniziativa di pace e di umana solidarietà.

 

 

(116) Per l'approfondimento di queste brevi note si consiglia la lettura del capitolo «L'eremo e la chiesina del Crocifisso» nel libro Le Pizzorne, etc. di GABRIELLI ROSI C., pp. 91-95, e il recente articolo pubblicato da V. ROMITI su «Archeologia, Storia e Costume», XVIII, 3-4,1990, pp. 105-120. Tale articolo verrà notevolmente ampliato e sarà presentato in volume nella collana «La Balestra» dell'Istituto Storico Lucchese.

(117) Cfr.: Bollettino delle Leggi del Ducato di Lucca, T. 20, 1834, p. 114.

(118) SARDI C., Vie romane e medievali nel territorio lucchese, Lucca, Tip. Giusti, 1910. (119) La filza, conservata nell' Archivio di Stato di Lucca, contenente cinque mappe per i segnali delle torri della campagna, corrispondenti con la Torre del Palazzo, disegnate nei secoli XVI e XVII, è collocata nel Fondo Guardia di Palazzo, n. 6.

(120) Come scrive il Du Cange, è accertato che, annesso d'ordinario ai monasteri e alle chiese, era in origine anche l' h ospitale, chiamato domus hospitum, domus hospitalis, hospitium, cella hospitum, cellula hospitalis. Questa parola viene da hospes, ma non l' hospes puro della latinità classica, bensì l' hospes o forestiere, raccomandato non solo all'amicizia particolare, bensì all'amore universale e, insieme, per una felice alterazio- ne di senso venuta dalla Vulgata, l' hospes povero. (Cfr.: PISANI G., La Beneficenza in Lucca prima del Mille, Lucca, Tip. Rocchi, 1907).

(121) Il testo integrale della citata Bolla di Sisto V è pubblicato alle pp. 247-250 del volume «Le Pizzorne e i paesi che le circondano».

(110) La descrizione completa di dette camere ed il loro inventario è riprodotto integralmente, trascritto dall' Archivio Guinigi, conservato nell' Archivio di Stato di Lucca, nel volume di GABRIELLI ROSI C., Le Pizzorne e i paesi che le circondano, alle pagine 76.85

(111) SEGHIERI M., Porcari e i nobili Porcaresi. Un castello, una consorteria, p. 32 nota

Porcari, Matteoni, 1985.

(112) La descrizione della chiesa di S. Bartolomeo e dei resti dell'antico ospedale si trova ne citato volume sulle «Pizzorne» alla pagina 65; quella relativa alla Chiesa del Monte (

Marginone a pg. 110; l'illustrazione della Chiesina del SS.mo Crocifisso con la storia dei suoi eremiti, alla pg. 91. Su quest'ultima, Vittorio Romiti ha pubblicato un primo articolo in «Archeologia, Storia e Costume», a. XVIII, 1990,3-4, pp. 105-120.

(113) Notizie particolareggiate relative al vasto altopiano, si trovano nel già citato volume sulle «Pizzorne» nel capitolo ad esso dedicato, tra la pg. 63 e la pg. 116.

(122) Mancano studi specialistici sull'economia silvo-pastorale nel territorio delle Pizzorne e sulle loro propaggini. Gli unici studi da me rinvenuti sono quelli di: SEGHIERI M., Una società per l'allevamento degli ovini operante in Valleriana dal 1249 al 1253. in «Archeologia, Storia e Costume», a. IV, 1976, n. 1, pp. 37-42 e di MEEK C., Finanze comunali e finanze locali nel Trecento: l'esempio di Montecarlo, in «Castelli e borghi della Toscana tardo medioevale», Atti del Convegno di Studi, «La Balestra», n. 19, Lucca, 1988, pp. 139-153.

Essa ricorda che nel 1398 Menabove Landucci di Villa Basilica pagò una tassa alla Gabella per condurre 283 animali a pascolare «in alpibus Fiumalbi». Probabilmente si tratta della stessa persona o del padre di quell' Antonio Menabuoi di Landuccio di Villa Basilica che il 16 ottobre 1413 risulta citato per un lavoro ordinato presso il celebre orafo Paio di Nocco. Si trattava evidentemente di una famiglia particolarmente facoltosa dato che l'orafo Paio di Nocco, di origine pisana, ma residente a Lucca dal 1401, aveva una clientela di alto livello. Tra gli altri gli fu cliente il signore di Lucca Paolo Guinigi il quale gli commissionò un calice d'argento del valore di ben 27 fiorini d'oro. Cfr. a p. 85, CONCIONI G., FERRI C., GHILARDUCCI G., Orafi Medioevali (Lucca, secc. VIII-XV), Accademia Lucchese di Scienze, Lettere ed Arti -Memorie e Documenti per servire alla storia di Lucca, N.S., Tomo V, Rugani Edizioni d'Arte in Lucca, 1991. Probabilmente si trattava di quel Landucci Menabuoi che nel 1408 figurava con la carica di Provveditore alle Fortezze lucchesi.

(125) Per altre informazioni, vedi: GABRIELLI ROSI C., op. cit., pp. 110-112.

(126) AA.VV.. Dieci anni di campo giochi (1979-1988). Edito a cura del Comune di Villa Basilica, Lucca, Emmedi, 1989