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Colognora Valleriana

PDF Invia per E-mail Stampa Scritto da redazione Villa Basilica   
Sabato 12 Marzo 2011 11:46





Oltrepassato Pracando, si trova il I.d. Distendino dove un tempo costruivano gli attrezzi agricoli in ferro e, poco dopo, una breve deviazione che porta a Colognora, evidente corruzione del più antico «Coloniola».

Costruita sopra uno sperone di monte stretto e scosceso, si presenta come un munito castello dominante tutta la vallata della Pescia Minore. L'accesso più comodo, per chi giunge dalla rotabile, è dalla parte alta del paese, in corrispondenza di una stretta foce, chiamata S. Michele alla Cappella, per la presenza di una artistica cappella in pietra, aperta sul davanti e protetta da una inferriata di ottima fattura. All'ingresso dell'abitato, dal lato delle montagne, quello che risultava il più esposto alle incursioni fiorentine, si trovano quattro varchi obbligati aperti nelle mura formate in parte dalle stesse abitazioni. 1 primi due servono di accesso ad una corte ed alla chiesa, il terzo, ricostruito dopo il terremoto del 1921, si trova in fondo al paese. Il quarto è un vero e grande torrione che, con le sue imponenti scarpate, rinserra e difende il paese dalla parte del Battifolle. Con le sue molteplici aperture su più lati, la fortificazione è da annoverare fra le opere di notevole validità nell'architettura militare. Una lapide in arenaria, a cartiglio di tipo neoclassico, vi fu apposta dalla Repubblica lucchese in occasione di un restauro terminato nel 1796, pochi anni prima della sua fine.
Il reticolo delle strade, dei vicoli e delle piazzette addossate allo sperone del monte, non segue uno schema planimetrico come quello di Pariana, perchè è fortemente condizionato dall'andamento scosceso del terreno.
Notevoli sono i portali di alcune case, le cui chiavi in pietra recano incise date del secolo XVI; una lapide riproduce una colonna corinzia che è stata assunta ingenuamente come emblema del paese.
Colognora è ricca di angoli caratteristici e di alcune case di abitazione di una bellezza architettonica di raffinato effetto. Fa spicco una casa con portico coperto provvisto di un'antica spalliera in legno, e la casa detta di Masella, corredata di una scalinata in pietra, che conduce ad un porticato a tre arcate sovrastato da una terrazza coperta. Incastonata in posizione arretrata fra due edifici addossati alla strada, la Casa di Masella, in un suo spazio autonomo, appare singolare per una sua armonia e per il senso di intimismo che da essa emana. La porta d'ingresso è sovrastata da uno stemma con la scritta «Libertas»: forse quell'edificio fu un tempo la residenza di qualche Commissario della Repubblica di Lucca o la sede della Comunità.
In prossimità di un antico palazzetto, la chiesa di San Michele si presenta con un portale del Cinquecento. Il fregio dell'architettura è sovrastato da una graziosa lunetta.



La chiesa, sopraelevata rispetto alla strada, ha tre navate, è piuttosto ampia ma di non armoniche proporzioni. 1 quattro archi tra l'ingresso e l'altare maggiore poggiano su agili colonne. Degni di nota sono un olio su tavola eseguito nel 1632 da Tíberio Franchi, raffigurante la circoncisione del bambino Gesù, ed un gruppo ligneo con S. Rocco e S. Sebastiano ai lati del Crocifisso. Mentre le statue cinquecentesche dei due santi sono di buona fattura, il Crocifisso si presenta come opera di alto pregio, attribuibile al Trecento od al Quattrocento. Di notevole pregio una croce astile in lamina d'argento degli inizi del secolo XIV sfuggita agli organizzatori della Mostra d'arte sacra allestita a Lucca nel 1957. Intorno ai pregi eccezionali di questa croce indugia a lungo Clara Baracchini nel volumetto-guida edito a Lucca nel 1990 in occasione della Mostra «Oreficeria sacra a Lucca dal XIII al XV secolo». Essa evidenzia l'uso degli smalti traslucidi riscontrabile in pochi altri esemplari della Toscana giunti sino ai nostri tempi. Nota le straordinarie rassomiglianze di alcune figure con quelle del pulpito pistoiese di Giovanni, si sofferma sul panneggio dell'Angelo di Colognora ed ipotizza che l'orafo possa essere stato Giovanni Pisano quando lavorava ai marmi per il pulpito pistoiese tra il 1296 ed il 1301, o un artista a lui molto vicino. «Con ciò - scrive la Baracchini - non si vuole affermare che questo orafo fosse pisano di nascita e avesse bottega a Pisa, né disconoscere gli stretti legami che lo legano al senese Guecio, a cui risulta anzi assai vicino».
L'organo ha la cassa addossata, sormontata da timpano, verniciata di bianco con intagli dorati. Risale probabilmente alla prima metà del XIX secolo.
Il campanile, pur non molto alto, si presenta robusto ed interessante grazie a due guide in pietra arenaria, che modellano fortemente la parte centrale della muratura costruita con pietre più piccole non squadrate. Ha bifore con archi gemíni così che il capitello, unico per le due colonne, diviene quasi a stampella, come in alcuni chiostri romanici. In alto si conclude con un campaniletto a vela che contribuisce a dargli un carattere singolare e irripetibile.
Questa sommaria descrizione dell'architettura e dell'arredo della chiesa di S. Michele Arcangelo non ci esime dal dover ricordare che una primitiva chiesa, ubicata nello stesso luogo esisteva a Colognora assai prima del Mille. La data in cui tale chiesa risulta edificata corrisponde al periodo in cui i Longobardi, convertitisi al Cristianesimo, essendo dei guerrieri, manifestarono una particolare simpatia e venerazione verso il Santo guerriero, vincitore di Satana e degli angeli nemici di Dio. Salvatore Andreucci, (99) nello studio sulle origini storiche più remote degli insediamenti nella valle della Pescia Minore, ci ricorda infatti che tra il 775 ed il 778 il vescovo di Lucca Peredeo, consacrò quella chiesa. Aggiunge poi che, in una pergamena dell'anno 760, conservata nell'Archivio Arcivescovile di Lucca, viene descritta la consistenza della dote che venne destinata alla chiesa per la sua edificazione e per lo svolgimento del culto.

Con quell'atto, Ato, figlio del fu Eugenio, abitante nel Vico Colonia, offre a Dio e alla chiesa di S. Michele Arcangelo, da lui fondata, la sesta parte dei suoi beni. Di essi la chiesa e il suo sacerdote saranno legittimi proprietari; potranno poi goderne l'usufrutto quei suoi eredi che, vivendo in castità, risiederanno in quel sacro edificio al servizio di Dio. La conferma che il documento citato si riferisce a S. Michele di Colognora in comune di Villa Basilica e non deve essere attribuito alle chiese omonime, poste nel Compitese e in Val di Roggio, è dimostrata dall'Andreucci il quale fa presente che sul dorso dell'antico documento del 760, una successiva iscrizione spiega che si tratta della chiesa di S. Michele «sita in Colonia prope Villa Basilica».

Questo documento del 760 e l'altro del 774, citato nella prima parte di questa breve ricerca e relativo ad una chiesa di S. Benedetto in Villa Basilica, ci dimostrano che, anche nella valle della Pescia Minore, il culto cristiano e la fondazione di chiese presero effettiva consistenza solo dopo che le leggi del re Liutprando permisero ad ogni fedele di poter testare «pro remedio anime suae». I chierici ed i sacerdoti che figurano come fondatori di chiese, taluni con nomi longobardi, altri con nomi latini, dimostrano che la politica religiosa di Liutprando aveva ormai raggiunto anche le località lontane dai grandi centri.

Nel 1890, in una pubblicazione edita in pochi esemplari a Catania, (100) Michele Rosi mise in evidenza i nomi di alcune località di Lucca o ad essa prossime nelle quali, nei primi decenni dell' ottavo secolo, al tempo del vescovo Talesperiano e di Petrifunso conte, furono fondati diversi monasteri ed alcune chiese. I documenti originali più antichi conservati negli Archivi lucchesi, iniziano soltanto con la prima metà del secolo ottavo. R legittimo supporre pertanto che alcuni di quei monasteri e di quelle chiese che risultano aperti al culto nel corso di quel secolo, avessero già avuto una loro precedente storia, bruscamente interrotta dall'invasione dei Longobardi i quali, com'è noto, uccisero un gran numero di religiosi e distrussero moltissime chiese e conventi. Non dobbiamo dimenticare infatti che l'editto di Rotari, che rappresenta il primo documento scritto di legislazione germanica, risale soltanto al 643. In esso viene riconosciuto alle chiese cristiane il diritto di avere possedimenti propri ed il privilegio di dare asilo ai servi sfuggiti al loro padrone. Ma questo documento che, almeno nelle località periferiche non ebbe attuazione immediata, fu promulgato quasi un secolo dopo l'invasione e la guerra longobarda.

A confermare l'esistenza di un'importante organizzazione cristiana a Lucca e nel suo territorio, con chiese e monasteri, è doveroso ricordare la testimonianza storica offertaci dal compianto Raoul Manselli (101). Parlando delle origini del Cristianesimo in Lucca e dichiarando di accantonare ogni elemento leggendario, egli scrive che il Cristianesimo «doveva essere da tempo impiantato ed operante nella città se un Maximus a Tuscia de Luca (vescovo di Lucca) sottoscrisse il concilio di Sardica del 343-344».

Il Manselli ammette inoltre l'esistenza di una struttura cristiana luccheJi! ancora più antica e suppone che il vescovo di Lucca Ossequenzio ib ascrivibile al III° secolo.

Nella parte bassa del paese, dal lato che guarda il Battifolle, sulla mulattiera per Pracando, l'antica Cappellina della Madonna è stata rie6: struita dopo i danni subiti dai cannoneggiamenti del settembre 1944, Colognora, come il vicino paese di Boveglío, si trovarono infatti sul crinale della Linea Gotica e non furono risparmiati dalle offese della guerra. Nella ricostruzione sono stati intelligentemente messi in evidenza gli elemeti in pietra ricuperati dalle macerie del vecchio tempietto: due delle quattro colonne che abbellivano la fronte del primitivo edificio, i capitelli macigno con foglie del tipo latiforme, nonchè la piletta dell'acqua santa cono tronco con modeste decorazioni.

Colognora ha interessato nel tempo numerosi studiosi i quali hanno trattato delle sue probabili origini e del singolare dialetto che ancora vi
sopravvive. Colognora, scrive l'Andreucci,  deriva chiaramente dal sostantivo «colonia» trasformatosi nel diminuitivo «coloniola» e volgariz-
zatosi poi, dopo il Mille, in «Colognora». Però la comunità che fondò Colognora non deve collocarsi in epoca romana, ma in epoca barbarica, allorchè le confische di terreni operate dai Goti o dai Bizantini o dai Longobardi, costrinsero i coloni a lavorare nelle terre dominicali, cioè amministrate dai padroni. Colognora, pertanto, conclude l'Andreucci, prese il nome di Colonia, perchè al suo sorgere fu formata da famiglie di coloni abitanti in un'unica zona.
Da questa tesi dissente in parte Enzo Potenti, il quale,dopo aver dichiarato di essere originario di Colognora per parte di madre, porta in
discussione la questione del dialetto che vi si parla, con influenze di tipo lombardo, forse bresciano. Egli si dice convinto che esso sia da collegarsi al fatto che i primi abitatori di Colognora arrivarono come mercenari al seguito dell'invasione longobarda e che il loro insediamento su di un costone impervio, naturalmente forte, insieme con le altre due <> di Compito e di Val di Roggio, tutte di chiara origine longobarda per la dedica a S. Michele delle loro chiese parrocchiali, faccia parte di un sistema di presidi fortificati, a guardia della potenza longobarda in Lucchesia.
Dopo questa esposizione di tesi, è stata fatta maggiore luce sulle persistenze dialettali di Colognora. Laura Petrocchi Corradini ha pubblicato un glossario con la notazione di 216 termini caratteristici della parlata di Colognora e Luciano Giannelli, facendo riferimento al glossario
ed anche alla registrazione orale di tali vocaboli, ha composto uno studio linguistico molto profondo. Ha evidenziato una quantità considerevo-
le di colleganze con espressioni emiliane, romagnole e longobarde ed ha tenuto a far presente che un parallelo rilevante ed una sostanziale omogeneità deve essere fatta fra il dialetto di Colognora e quello di Gombitelli, a suo tempo studiato da Silvio Pieri e, aggiungiamo noi, da Clemente Pizzi.

Poichè i due paesi hanno in comune anche la lavorazione del ferro, pur con metodi diversi rappresentati dal fatto che a Colognora l'acqua corrente era vicina ed a Gombitelli no, è possibile concludere che si è trattato di artigiani del ferro venuti in Lucchesia partendo con le loro famiglie dal medesimo paese, probabilmente della provincia di Brescia.
Tutto questo è collegabile con la tesi sostenuta dal Potenti, anche perchè la parrocchiale di Gombitelli, come quella di Colognora è intitolata a San Michele e numerose altre chiese di paesi della zona, situati in posizione strategiche, sono intitolate a Santi guerrieri come Giorgio e Martino.
A proposito della presenza di artigiani del ferro, provenienti dalla Lombardia in territorio di influenza lucchese, è opportuno ricordare che i fonditori che operavano a Fabbriche di Vallico erano bergamaschi e quelli che avevano una ferriera in quella parte del territorio di Vagli Sotto che è sommersa dalle acque del lago omonimo, erano dei bresciani (105). Sono ancora numerose le famiglie col cognome Bresciani che risiedono nel territorio di Vagli, di Careggine ed in Lucca.
Senza negare fondamento alla tesi che sostiene una presenza di immigrati dall'Italia settentrionale in epoca longobardica, non si deve sottovalutare una eventuale presenza di elementi padani trasferitisi anche in epoche molto più tarde in questa zona, data la relativa vicinanza dei territori d'oltre Appennino. Non dobbiamo poi dimenticare che in Lucchesia ed in particolare in Garfagnana ed in Val di Lima, nel gergo popolare, venivano definiti «lombardi» tutti coloro che provenivano dal nord Italia ed anche dalle provincie emiliane confinanti.
A proposito del particolare dialetto che in parte sopravvive a Colognora, ci corre il dovere di aggiungere che vi è anche chi sostiene che esso può essere derivato dalla presenza di alcune famiglie liguri fatte venire da Voltri alla fine del sec. XVII dall'industriale cartario Andrea Pollera.

 


(98) BARACCHINI C. (a cura di), Oreficeria sacra a Lucca dal XIII al XV secolo, Lucca, Museo Nazionale di Palazzo Mansi, Firenze, S.P.E.S., 1990.

(99) ANDREUCCI S., op. cit., pg. Il.

(100) ROSI M., Longobardi e Chiesa Romana al tempo del re Liutprando, Catania, F. Martinez, 1890.

(101) MANSELLI R., La Repubblica di Lucca, Torino, UTET, 1986. (102) ANDREUCCI S., op. cit., pg. 12.

(103) Convegno di studio sulla Storia di Villa Basilica, Atti pubblicati a cura del dott. Enzo Potenti, pg. 31, nota 5.

(104) PETROCCHI CORRADINI L., Notazioni sulla parlata di Colognora -Glossario, in Rivista di archeologia, storia, etc., XIV, 1986, 3, pp. 3-8; GIANNELLI L., Colognora colonia, Ibidem, pp. 9-18.

(105) Una delle frazioni sommerse dall'acqua del lago di Vagli si chiamava «Fabbrica». Vicino a Poggio (Camporgiano) esiste ancora il l.d. «Ferriera».