Sei qui:
Modifica

Boveglio

PDF Invia per E-mail Stampa Scritto da redazione Villa Basilica   
Sabato 12 Marzo 2011 11:31

La frazione di  Boveglio



Chi sale da Colognora diretto a Boveglio, prima di entrare in paese, è colpito da un imponente complesso di edifici religiosi posto alla sua sinistra. Sopra un piccolo pianoro, a circa 250 metri dalla Porta Spedale che è il punto del paese più vicino, vi sono la chiesa parrocchiale, la torre campanaria ed un oratorio assai grande. Per osservare frontalmente la chiesa, è necessario raggiungere un piazzaletto, al quale si arriva dopo aver oltrepassato un monumentale cancello in ferro battuto, adorno al sommo con motivi vagamente gigliati. Qui era il cimitero ed una lapide ricorda il giovane abate Tobia Grassi che fu condiscepolo, amico e confidente di Matteo Trenta. (106)

Anticamente dedicata ai Santi Ginesio e Giovanni, la parrocchiale di Boveglio fu anche chiesa pievanale per un breve tempo, intorno al 1086. Successivamente ritornò sotto la Pieve di Villa Basilica e da allora fu intitolata ai Santi Jacopo e Ginesio. R una costruzione romanica, a tre navate, che rivela la parte più vetusta della facciata sotto il piano dello spiovente originario. Le emergenze più antiche della facciata sono state illustrate da Maria Teresa Filieri.

Nell'interno, falsato dalle radicali trasformazioni seicentesche, l'opera più importante è rappresentata dal fonte battesimale di struttura romanica, a forma esagonale, a vera di pozzo. Disposti sul piano della vera ad ogni angolo: un bove, che può avere attinenza col nome del paese, e cinque rilievi, a mo' di cippi funerari, d'aspetto glandiforme, a tronco di cono, a tronco di piramide. 1 sei pannelli perimetrali del fonte non sono lavorati; unici motivi la mensola dentellata e lo zoccolo cavo.

Una grande edicola in pietra, di stile rinascimentale, è caratterizzata da motivi di lesene a candelabro, ingentilite da un festone che, sull'architrave, sorregge il timpano. Questo, adorno con ovuli intagliati, fuseruole, palmette nel guscio, elementi vegetali, si conclude in alto con una testa virile, probabilmente simboleggiante l'Eterno Padre.

Degni di nota inoltre: il tabernacolo in marmo per gli oli santi, attribuito a Matteo Civitali; due grandi banconi seicenteschi finemente intarsiati con cariatidi, rosoni, festoni ed uno stemma che reca i simboli dei santi Jacopo e Ginesio. Resti di un antico affresco, con le teste di un evangelista e di un bove, affiorano sotto l'intonaco in prossimità dell'ingresso principale. Il quadro dell'altare maggiore raffigura la Madonna in veste rossa e manto azzurro, col Bambino che sorregge con la mano un piccolo fazzoletto: è assisa in trono su di un piedistallo marrone. In basso: a sinistra S. Jacopo con veste azzurra e mantello giallo; a destra S. Ginesio con veste gialla e manto rosso. E' un olio su tela di mt. 2.50 x 2, attribuito al XIX secolo. Un altro quadro di artista toscano del secolo XIX rappresenta la Madonna col bambino, circondata dai Santi Rocco, Ginesio, Sebastiano, Francesco; (in foto scena di paesaggio).

Di notevole interesse una croce astile di lamina d'argento bulinato su legno, di oreficeria toscana degli inizi del XV secolo ed un calice di rame dorato di artigianato toscano a cavallo dei secoli XV-XVI.
L'organo, di buona fattura, con folta schiera di canne incorniciate da motivi in oro zecchino festonati e decorati su tre aperture, sul lato, in cartiglio, reca, abbreviata, la scritta «Biagio Pacini Operario fece A.D.1771». Un'altra scritta in cartiglio dipinta sul lato opposto dell'organo ricorda che lo stesso Biagio Pacini fece le arcate della chiesa. La Via Crucis è opera del pittore Jacopo Citti n. a Lucca nel 1750. Egli dipinse altre Via Crucis: a Forci nella chiesina della villa Buonvisi, nella pieve di S. Macario, di Vorno, nella chiesa di Porcari.


11 campanile, di macigno, poggiante su una base di forma tronco piramidale, si alza per circa trenta metri. Verso la metà è caratterizzato da una cornice aggettante e, nella parte più alta, da una seconda che suddivide in due piani le celle campanarie. Le otto finestre, a bifora, sono delineate da coppie di colonne cilindriche e da pilastri a forma di prisma, che si concludono con capitelli del tipo romanico simili a quelli della torre campanaria della vicina Colognora.


L'adiacente oratorio della Misericordia reca in facciata una Madonna settecentesca di marmo bianco. Due iscrizioni ricordano che la chiesa fu edificata nel 1685 dalla Società del SS. Rosario e che la statua venne donata per devozione da Pasquino Domenici. L'altare è sormontato da un trionfo in bardiglio scuro e marmo bianco. Al centro del timpano una targa reca la data: 1711; sui lati due angeli sovrastano gli elementi del fastigio spezzati e curvilinei. Nella mensa dell'altare, sostenuta da due mensoloni con festoni di frutta, si nota al centro un paliotto in marmo bicolore con un'Annunciazione di Maria. A Boveglio, una tradizione orale, che non trova alcun riscontro nell'archivio parrocchia-le, narra che nel'500, durante la celebrazione di un matrimonio all'altare della Madonna, lo sposo uccidesse la sposa, con spargimento di sangue e grande terrore in tutti i paesani intervenuti. Secondo la tradizione, la chiesa venne sconsacrata e rimase a lungo in abbandono così che caddero il tetto e le parti laterali che furono poi ricostruite da maestranze locali. Nel frattempo le funzioni sarebbero state celebrate in un oratorio non ben precisato della Compagnia.
Il sovrastante paese sorge tra le Pizzorne e il Battifolle, a ridosso dello spartiacque che divide la valle della Pescia Minore dal versante della Lima.


In Boveglio, costruito a 708 m.s.m., sopra un crinale appena capace di contenerlo, si entrava un tempo, per un'erta mulattiera. Le case del perimetro esterno, edificate in prevalenza con muri a scarpata, fungevano esse stesse da mura di cinta; la strada sottostante che cinge il paese, porta;infatti il nome di Via di Muricase.

La Porta Spedale, per la quale s'entrava nel castello, prende il nome da un antico «Hospitale», la cui amministrazione era devoluta ad una deputazione di paesani, che eleggeva lo «spedalingo» preposto alla conduzione del pio istituto. Era chiamato Spedale di S. Donnino e le notizie più antiche relative alla sua esistenza risalgono al 1375. Alloggiava i pellegrini e nel 1567 il Vescovo di Lucca lo unì all'Ospedale di S. Luca. Nel 1776 venne soppresso e l'anno successivo la casa per ospitare i viandanti fu venduta. L'oratorio di San Donnino, ceduto alla chiesa parrocchiale, è caratteristico per un architrave che reca la data 1737, lo stemma dello Spedale di Lucca, e l'inizio della parola Ospedale, ma incisi a rovescio da uno scalpellino analfabeta, che non aveva usato correttamente il cartone.

La piazza, vasta e pianeggiante, è adorna del monumento ai Caduti eseguito dallo scultore Simoni. La fontana è arricchita da una statua che rappresenta la Madonna delle Grazie, eseguita da un Ferrari di Boveglío. In un pilastro della fonte è raffigurata la testa di un bove, in un altro la testa di un uomo, appresso l'iscrizione Bove-Elio.

Gli edifici medioevali, rinascimentali e ottocenteschi di Boveglio, dotati di portali in pietra di ottima fattura e sormontati dalla sigla del nome di Gesù, si fondono in un'armonia perfetta. Nella parte alta dell'antico abitato, la massiccia Torre dell'Orologio, costruita sopra un terrapieno comunemente chiamato «Il procinto» e circondato da solide mura, sovrasta e fa da sentinella al paese. 2 pregevole un'antichissima campana del '300, ornata di sculture e di un'iscrizione gotica a caratteri onciali. Non reca il nome del maestro fonditore ed è nata come campana da torre civica, per annunciare le adunanze del consiglio della comunità, per rendere più solenni le cerimonie pubbliche e, in caso di incursioni nemiche, per avvertire gli abitanti sparsi nei boschi e nei campi vicini, perchè tornassero nel paese-fortezza prima che fossero chiuse le porte. Non reca alcuna data ma, come spiega chiaramente la dedicazione a Dio per la liberazione della Patria, venne fusa poco dopo il 1369. Misura cm. 76 di altezza e cm. 78 di diametro; è corredata inoltre da un maniglione a 6 manici con bordi. Il suo stato di conservazione è pessimo perchè, colpita durante l'ultima guerra da una scheggia di proiettile, presenta una grossa lesione longitudinale e sbrecciature sull'orlo (109).

Tra le numerose cappelline che sorgono dentro e fuori del paese, la più antica è quella detta «della Pacina» che reca la data del 1428. Quella in piazza della Torre, in pietra e con l'arco datato 1597, è munita di un'inferriata molto antica e nell'interno è decorata con un affresco nel quale si distinguono un evangelista e la testa di un bue. L'oratorio più famoso è quello della Madonna del Monte o Marginone sull'altopiano delle Pizzorne. Viene raggiunto processionalmente da Boveglio il 5 agosto di ogni anno per la festa della Madonna della Neve ed al suo interno conserva delle catene donate da uno schiavo liberato. Una strada rotabile collega Boveglio con l'altopiano.Nel dopoguerra, sulla foce che conserva l'antica denominazione di «Trebbio» è stato costruito un albergo che ha assunto il nome del luogo. Dalla sua altana si dominano: da un lato la valle della Pescia Minore e la Valdinievole, dall'altro la valle della Lima e il crinale dell'Appennino, dalle Tre Potenze al Monte Giovo.