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Villa Basilica nell'Età Moderna

PDF Invia per E-mail Stampa Scritto da Redazione Comune di Villa Basilica   
Giovedì 10 Marzo 2011 12:02

Il periodo storico che andiamo a trattare in questo episodio inizia dalla scoperta dell’America(1492) e termina con la Rivoluzione Francese(1789). Si tratta di un periodo di grande operosità ed ingegno per la popolazione di questo territorio, mentre il periodo precedente era caratterizzato da continue guerre. L’unico conflitto si registra nel 1502 quando per sedare i continui litigi tra Medicina e Monte a Pescia la notte del 30 agosto 1502 i soldati di Villa Basilica e soldati alleati di Pisa occuparono Monte a Pescia. I Pesciatini reagirono con impeto e riuscirono a liberare il loro territorio inoltrandosi fino al castello di Collodi che venne saccheggiato. Altro fatto militare degno di nota riguarda il passaggio nel 1530 del condottiero Ferruccio Ferrucci partito da Volterra con circa 3.000 fanti e 400 cavalieri per combattere contro l’Imperatore Carlo V che assediava Firenze. Attraversò la valle di Villa Basilica proseguendo per S. Quirico, Castelvecchio, Pontito fino a Gavinana dove, a causa di un tradimento, fu sconfitto e gravemente ferito. Fu poi condotto di fronte a Fabrizio Maramaldo – subentrato al comando degli imperiali – che lo uccise brutalmente a colpi di stiletto. Per questo gesto il nome di Maramaldo è diventato sinonimo di ignominia. Dal trattato di pace del 1442(stipulato dalla Repubblica Fiorentina e quella Lucchese) e fino al 1847 Villa Basilica si conservò come capoluogo di Comune, ebbe Vicari e Podestà civili e criminali e quivi risiedevano i capi delle milizie di tutta la Vicaria della Valleriana col titolo di Colonnelli.

La lavorazione delle spade, che aveva reso famosa in Europa la nostra arte, in seguito all’invenzione della polvere da sparo va in decadenza per poi scomparire definitivamente verso la fine del XVI secolo. In questo periodo si fanno ancora apprezzare le spade prodotte dalla famiglia Biscotti (già famosa nel secolo precedente) e dalla famiglia Cataldo(probabilmente immigrata dalla Lombardia per impararne l’arte, presente nei registri in Parrocchia fino alla terribile peste del 1631 e poi improvvisamente scomparsa, forse a causa della peste).

 

Nei più importanti musei di tutto il mondo (Parigi, Madrid, Londra, Leningrado, New York, Leeds) ancora oggi possiamo ammirare le spade fabbricate in questa terra.

In seguito all’avvento della stampa, i Villesi sempre più si dedicarono alla fabbricazione della carta. Fra il 1500 ed il 1600 il numero dei “mulini da carta” lungo il torrente Pescia Minore andò progressivamente aumentando. Per caratterizzare il proprio prodotto fu inserita nel foglio di carta la filigrana che, osservata in trasparenza, riproduceva il marchio del produttore.

 

Con questo stratagemma si voleva evitare che anche la carta venisse falsificata come era accaduto in precedenza con le spade.

In questo periodo lo stampatore Vincenzo Busdraghi ottenne l’autorizzazione ad iniziare l’attività in un vecchio mulino, acquistato e reso adatto alla fabbricazione della carta. Successivamente lo stabilimento viene rilevato dalla famiglia Buonvisi: con questo nome, sarà conosciuto fino ai tempi nostri. La nuova attività diventerà in seguito la principale risorsa di questa popolazione.

Un’altra attività importante era rappresentata dalla produzione dei panni-lana, degni di competere coi più famosi prodotti fiorentini. L’unico opificio di iniziativa pubblica della Repubblica di Lucca per la produzione dei panni-lana fu prima diretto dalla famiglia Paoli e poi da quella Franchi, ambedue Villesi. Anche la lavorazione dei panni-lana, che si basava principalmente sulla manodopera femminile, cessò intorno al XVIII secolo per essere sostituita dalla filatura della seta.

 

Il 4 aprile 1524, per opera del Pievano Bianco de’ Bianchi, in loc. Vicale fu fondato un convento di monache di S. Nicolao Novello di Lucca che seguivano la regola di Sant’Agostino. Talmente ambita era l’entrata in convento che le novizie, per essere accettate, recavano con sé la dote, per questo le aspiranti monache Villesi che non possedevano una dote, venivano escluse e se ne lamentavano. Il convento passerà agli inizi dell’800 all’Ordine dei Minori Cappuccini.

Nel periodo 1545-1563 si svolse il Concilio di Trento che segnò una profonda rigenerazione della coscienza cattolica e ne uscì una Chiesa nuova e migliore. Gli ordini monastici furono riconvertiti al loro primitivo rigore, al clero fu restituita una disciplina ed una moralità di cui sembrava perso anche il ricordo, rinunzia del Papato alle sue tentazioni temporali. Tra le tante riforme anche l’obbligo per tutte le Parrocchie di registrare tutti i Sacramenti, Battesimi, Cresime, Comunioni, Matrimoni ed elenco dei Defunti. A Villa Basilica il primo cittadino battezzato, registrato nella Parrocchia, risulta in data 28 dicembre 1562.

Il 5 luglio 1562 Vincenzo Galilei, gentiluomo fiorentino ed uomo di grandissimo valore, suonatore di liuto e maestro di canto, prende in moglie Giulia Ammannati. Vincenzo e Giulia vivono a Pisa, dove Vincenzo esercita la mercatura, probabilmente per mandato della famiglia di lei, che è di setaioli. Giulia discende dal casato degli Ammannati di Villa Basilica dal quale, nel secolo precedente, faceva parte Iacopo Ammannati, “il cardinal Papiense”, potentissimo sotto il Pontificato di Papa Pio II. Dal matrimonio il 19 febbraio 1563 nasce a Pisa Galileo Galilei, primo di sette figli. Il 10 agosto 1620 muore Giulia Ammannati, madre di Galileo Galilei.

La Vicaria di Villa Basilica per amministrare il suo vasto territorio si dette dei nuovi Statuti: uno del 1590, conservato nell’Archivio del Comune di Villa Basilica, ed uno del 1623, conservato nell’Archivio di Stato di Lucca.

Verso la fine del 1500 in Villa Basilica numerosi uomini si sono particolarmente distinti nell’arte, pittura, letteratura, scienza etc. etc.. Tra questi ricordiamo il pittore Passeri di Pariana, Giovanni Schiavacci pittore alla corte dei Medici, il Coli, il Ghepardi, il Testa, il Corsetti, il Faina etc. etc.. Il più illustre di questi è stato senz’altro Antonio Franchi (1634-1709) detto il Lucchese, uomo di grandi virtù civili e religiose ottenne la direzione dell’Accademia di Firenze. Fu pittore ma anche teorico dell’arte: Compose trattati di meccanica con disegni e modelli per innalzare pesi enormi, studiando le teorie di Galileo Galilei, scrisse un trattato molto ingegnoso sul modo di costruire i mulini e l’utilizzo dell’acqua.

 

L’anno 1631 è tristemente ricordato come l’anno della peste, vero e proprio flagello. Il contagio cominciò il 19 maggio 1631 con la morte di Agata di Stefano Pera e di Madonna Lucrezia di Attilio Garzoni da Lucca, rifugiatisi qui, per timore della peste, ed imperversò fino a tutto il mese di ottobre. Morì circa la metà della popolazione. L’epidemia mise in ginocchio tutta la valle. Le case degli appestati furono sigillate; il lazzaretto era stracolmo di ammalati; i cimiteri insufficienti ad accogliere tanti morti. Medici, sacerdoti, assistenti civili e militari: tutti si prodigarono sia nel soccorrere gli infermi colpiti dalla peste che nel dare sepoltura agli estinti. In questo periodo, così difficile, si distinsero per la loro abnegazione le Compagnie.

In Villa Basilica la compagnia della Venerabile Arciconfraternita di Misericordia(Compagnia dei Neri); La compagnia della Confraternita del SS. Sacramento(Compagnia dei Turchini); La compagnia Alma Confraternita della SS. Annunziata(Compagnia dei Bianchi). A Pariana, Boveglio e Colognora la Confraternita di Misericordia (Compagnia dei Bianchi).

Miseria, disperazione, morte …… Sopravvivere era difficilissimo. Il progressivo declino dell’industria, la fame, la dilagante criminalità, le violenze sanguinarie sui contadini fecero di questo periodo uno dei più difficili della nostra storia.

Intorno all’anno 1650 viene ristrutturato ed ampliato il castello e giardino Garzoni a Collodi. Nel 1662 furono ospiti dei Garzoni l’Imperatore Ferdinando d’Austria e Anna de’ Medici.

Agli inizi del 1700 si verificò un modesto beneficio nell’economia della valle dovuto ad una notevole emigrazione stagionale di boscaioli e carbonari che andavano a lavorare in Maremma, nella Campagna Romana, e perfino in Corsica.

Nell’anno 1684 nacque a Villa Basilica Sebastiano Paoli (1684/1751) Vestì l’abito religioso il 16 giugno 1705. Venne considerato tra i più illustri oratori del suo tempo. Dopo aver predicato la parola del Vangelo nelle più grandi città d’Italia, predicò più volte alla Corte Imperiale di Vienna, alla presenza di Carlo VI, per il quale fu pure teologo. Oltre quaranta sono le opere di questo illustre religioso al quale deve molto il Convento di S. Brigida a Toledo, ove egli ha trascorso gran parte della sua vita.

Altro Villese illustre è stato Padre Antonio Paoli, nipote di P. Sebastiano. Fu Preside dell’Accademia Pontificia di Roma e Direttore della facoltà di teologia. Molto stimato e apprezzato, in data 15 novembre 1775 ricevette da Papa Pio VI un ampio elogio.

Durante questo secolo l’economia locale ebbe un notevole impulso grazie all’investimento di capitali nella valle da parte di alcune famiglie lucchesi.

Negli anni 1786-1787 il giardino Garzoni di Collodi fu arricchito di statue, di nuove piantagioni e dei giochi dell’acqua che lo caratterizzano. Ancora oggi è considerato uno dei più bei giardini del mondo.

L’attività agricola era rappresentata principalmente dalla coltivazione dei castagni e sfruttamento del bosco dal quale si ricavava legna da ardere, carbone, ed una grande quantità di pali da viti. Importante era anche l’allevamento di pecore e capre.

Verso la fine del 1700 si era fatto drammatico per le cartiere il problema dell’approvvigionamento della materia prima, per il numero delle fabbriche che era aumentato e perché gli stracci di canapa, lino e cotone erano sempre più cari ed introvabili.

In questo periodo lungo la Pescia Minore si contavano 70 cartiere contro le 42 cartiere della Pescia Maggiore.

Molti furono i tentativi di ricercare una nuova materia prima sostitutiva degli stracci, tra cui <carta fatta con il falasco>, <carta fatta con ortica> etc.. Solo più tardi tali tentativi furono coronati con successo grazie all’invenzione della <carta paglia> ad opera del Villese Stefano Franchi. Con questa nuova lavorazione cessò in breve tempo la fabbricazione della carta per scrivere a mano e per stampare poi sostituita con quella per incartare.